I "nomi" della shoah
Reinhard Heydrich
Nacque ad Halle nel 1904 da genitori musicisti e fu spesso oggetto di riso tra i suoi compaesani per la voce secondo cui avrebbe avuto degli antenati ebrei. È da questo episodio che comincerà a covare un odio assoluto verso gli ebrei che lo accompagnerà per tutta la vita. Heydrich entrò nelle grazie di Hitler grazie ad informazioni ottenute assieme al barone Karl von Eberstein durante le loro missioni di controspionaggio all’interno delle SS per conto del partito nazista, dopo essere stato cacciato sia dalla marina, sia dall’aeronautica tedesca per l’eccesso di protagonismo e di insubordinazione. In seguito Hitler proclamò Heydrich responsabile di tutti i servizi segreti tedeschi (SD, Gestapo e le Einsatzgruppen, unite nella RSHA). Nel 1941 fu fatto governatore del protettorato di Boemia e Moravia, diventandone di fatto il dittatore. Heydrich fu anche l’ideatore e il responsabile della deportazione ebraica nei campi di sterminio; nel 1942 tenne la conferenza di Wannsee, che approvò il piano della “soluzione finale” e coordinò la deportazione di molti ebrei nei campi di sterminio. Pochi mesi dopo la conferenza Heydrich morì in seguito ad un attentato ad opera di un commando composto da membri del consiglio cecoslovacco. In seguito alla sua morte il governo tedesco gli dedicò la “Operazione Reinhard”, il piano di costruzione dei primi tre campi di sterminio sul suolo tedesco (Treblinka, Sobibór, e Bełżec).
Adolf Eichmann
Nacque a Solingen in Renania settentrionale, ma si trasferì con la famiglia a Liz, in Austria, dopo la morte della madre. Visse in Austria fino al 1933, quando tornò in Germania e diventò membro delle SS. Eichmann si distinse come esperto di ebraismo e sionismo, da lui studiato e approfondito con la lettura de Lo stato ebraico di Theodor Herzl e dal suo viaggio sotto copertura in Palestina. Nel 1938, dopo l’annessione dell’Austria da parte del Reich, fu incaricato di occuparsi dell’espulsione degli ebrei dal territorio austriaco; Eichmann condusse l’operazione in modo sublime, cacciando più di 50.000 ebrei in pochi mesi. Dopo questa “brillante operazione” fu promosso ufficiale delle SS e diventò il primo esperto di spostamenti di massa degli ebrei. Il suo lavoro non passò inosservato alle alte sfere del partito nazista, tanto che il direttore dello SD, Reinhard Heydrich, gli affidò il compito di recarsi a Praga per deportare gli ebrei cecoslovacchi così come aveva fatto a Vienna. A Praga Eichmann ebbe dei problemi, in quanto nessun paese europeo era più disposto ad ospitare gli ebrei deportati dai tedeschi, così fece costruite dei quartieri dove rinchiudere gli ebrei senza bisogno di farli espatriare: i ghetti. In seguito alla conferenza di Wannsee, Eichmann, diventato ormai il braccio destro di Heydrich, fu nominato coordinatore dei trasporti degli ebrei nei campi di sterminio e fu il principale protagonista esecutivo del genocidio. Alla fine della guerra scappò in Argentina con dei falsi documenti e vi rimase nascosto fino al 1960, quando un commando dei servizi segreti israeliani lo rapì e lo portò in Israele, dove si tenne il processo, durante il quale Eichmann si dichiarò un “semplice esecutore di ordini”. Nonostante la resistenza fu condannato a morte; morì nel carcere di Ramla il 31 maggio 1962.
Josef Mengele
Nacque a Gunzburg nel 1911, figlio di un ricco industriale e uomo d’affari. Fin da giovane, Mengele manifestò una ferma decisione sulle sue idee politiche, tanto che a vent’anni si iscrisse al partito degli “Elmetti d’Acciaio”m mentre cominciava i suoi studi universitari sulla genetica come assistente dell’illustre scienziato Otmar von Verschuer. A ventisei anni si laureò presso l’università “Ludwig Maximillian” di Francoforte, lo stesso anno diventò membro delle SS. Nel 1940 si arruolò per come soldato per la seconda guerra mondiale, e si distinse sul fronte russo per il suo coraggio nell’aiutare i suoi compagni, coraggio che gli valse ben due Croci di Ferro; tuttavia lasciò la vita militare dopo che, in seguito ad una ferita, fu fatto tornare in Germania. Per qualche anno visse a Monaco con la moglie, fino alla sua partenza per Auschwitz come dottore. Qui Mengele cominciò le sue ricerche sulla genetica, interessandosi soprattutto ai gemelli monozigoti, di cui molti di salvarono dalle camere a gas, perché scelti tra i soggetti da sottoporre ai suoi esperimenti. Mengele è ricordato ad Auschwitz in due modi ben distinti: il primo è quello del “salvatore”, che sottraeva dalle camere a gas gli oggetti dei suoi studi, che trattava con gentilezza i suoi pazienti e aiutava i bambini ( fattori che gli valsero il soprannome di “angelo bianco”). L’altro era quello del Mengele “malvagio”, che uccideva prigionieri a calci, che faceva esplodere i capannoni con dentro i prigionieri, e che usava cavie umane per testare prodotti chimici (fattori che gli valsero il soprannome di “angelo della morte” e, più tardi, di “dottor morte”). Secondo molti, il suo sdoppiamento di personalità era dovuto alla sua assoluta fedeltà all'ideologia nazista e quindi l'estrema dedizione che osservava quando era chiamato a svolgere il suo "dovere", nello svolgimento del quale era assolutamente distaccato e non tradiva alcuna emozione. Tuttavia in momenti meno formali, al tempo stesso risultava essere una persona paradossalmente piacevole e comprensibile. Nel dopoguerra Mengele scappò dalle ricerche di America, Israele e Germania rifugiandosi, prima in Paraguay, poi in Argentina e infine in Brasile, sempre con il falso nome di Wolfgang Gerhard. Morì ad Embu des Atrs in Brasile, nel 1979.
Riccardo