Il razzismo: tra scienza e politica

Il razzismo nasce come mossa politica nel periodo di formazione degli Stati nazionali. I governanti delle neonate nazioni cominciarono una dura e accanita ostilità verso la popolazione ebraica, presente in abbondanza in tutta Europa. Tale ostilità aveva due fini: l’appropriazione, da parte dello Stato, dei beni in possesso dei ricchi mercanti ebrei e l’appoggio della Chiesa, apertamente ostile a qualunque altra religione. Ad esempio, nel regno di Spagna, il tribunale della “Santa Inquisizione” esercitò innumerevoli esili e confische di beni a danno degli Ebrei spagnoli su ordine dei sovrani, che avevano bisogno dell’appoggio ecclesiastico per completare l’unificazione del regno. Gli stessi principi razziali furono usati successivamente da Spagna e Portogallo per giustificare l’importazione di schiavi africani in America. Il quesito sulle razze se lo era posto anche lo storico latino Tacito. Studiando le popolazioni germaniche e africane, Tacito l’aspetto fisico e psicologico degli uomini dipendeva dall’ambiente climatico in cui vivevano. Basandosi su questo ragionamento dedusse che il freddo e l’umidità delle regioni del Nord-Europa avevano fatto in modo che le popolazioni che dovevano vivere a contatto con queste diventassero di statura possente e dotate di molto coraggio per adattarsi al clima in qui vivevano, tuttavia questi sarebbero anche diventati poco intelligenti a causa della poca esposizione alla luce solare. Viceversa, gli Etiopi e le altre popolazioni africane si sarebbero adattati al clima molto caldo del loro territorio, che li ha resi fragili fisicamente e poco coraggiosi, ma molto intelligenti e creativi. Nel ragionamento di Tacito, Roma, posta al centro delle due regioni, sarebbe il baricentro dell’equilibrio delle virtù umane, quindi abitata dalla popolazione migliore. Gli studi antropologici di Tacito furono ripresi da uno scienziato tedesco del 1700: Johann Friedrich Blumenbach. Blumenbach scrisse il trattato Sulla naturale varietà della specie umana, in cui pone come razza originaria quella “bianca” o “caucasica” (di derivazione biblica: sul Caucaso si incagliò l’arca di Noè dopo il diluvio) che si diffuse in tutto il mondo e formò adattandosi alle caratteristiche climatiche degli insediamenti, le razze che popolano la terra: la razza “rossa” o “americana”, la razza “olivastra” o “malese”, la razza “gialla” o “mongola” e la razza “negra” o “africana”. A differenza di Blumenbach, che studiò le razze umane per puro piacere scientifico, senza porne una come migliore delle altre, Joseph Arthur de Gobineau affermò che la razza bianca fosse intellettualmente e moralmente superiore alle altre, coniando il termine di “razza ariana”. Per questo motivo Gobineau è considerato il fondatore del razzismo moderno. Riprendendo molto degli studi di Blumenbach, Gobineau attribuisce a ciascuna razza determinate caratteristiche psicologiche, fisiche e morali che la contraddistinguono: per Gobineau la razza gialla è materialista e incapace di esprimere concetti metafisici, la razza nera presenta sensi sviluppati all’eccesso, ma scarsa capacità intellettiva e la razza bianca si contraddistingue per la nobiltà d’animo, l’amore per la libertà e il senso dell’onore e della spiritualità.

Riccardo

Uguali ma diversi?